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PORTOFERRAIO: “I HAVE A DREAM”


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Cinquecento anni fa un grande toscano, alla cui ombra ci leviamo oggi, fondò Porto Ferraio. Questa fondazione venne come un grande faro di speranza per quegli elbani che erano stati bruciati sul fuoco dell’avida ingiustizia.


Ma cinquecento anni dopo, l’abitante della Città Medicea ancora non è libero di camminare e di pedalare; cinquecento anni dopo, la sua vita è ancora purtroppo paralizzata dalla segregazione imposta dal transito e dal parcheggio dei veicoli; cinquecento anni dopo,il Ferrajese ancora vive su un’isola di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità materiale; cinquecento anni dopo; il Ferrajese è ancora ai margini della società europea e si trova esiliato nella sua stessa terra.

Il 2020 non è una fine, ma un inizio. E coloro che sperano che i Ferrajesi abbiano bisogno di superare senza innovare la crisi epidemica avranno un rude risveglio se il paese riprenderà a funzionare come se niente fosse successo.


Non ci sarà nella Città né riposo né tranquillità fino a quando ai Ferrajesi, agli Elbani e ai forestieri non saranno concessi i loro diritti di camminare e pedalare liberi e sicuri. I turbini della crisi continueranno a scuotere le fondamenta della nostra comunità fino a quando non sarà sorto il giorno luminoso della giustizia.


Non potremo mai essere soddisfatti finché Ferrajesi, Elbani e foresti saranno privati della dignità di muoversi liberi da ostacoli di ogni sorta e da segnali che sostanzialmente dicono:"Riservato alle auto"..


E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno, che un giorno in questa Città Medicea si tornerà ad andare a piedi e vivendo fino in fondo il senso del cammino: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati per camminare.


Io ho davanti a me un sogno, che un giorno dal Ponticello in poi coloro che un tempo furono schiavi delle auto, percorreranno nel segno della fratellanza marciapiedi e percorsi ciclabili protetti per sedere insieme nelle libere panchine del giardinetto ombroso della fratellanza tra il Duomo e il Municipio.


Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino da Carpani e San Giovanni si potrà raggiungere a piedi e in bicicletta il Ponticello della Città Medicea che libera dall’arroganza dell’oppressione delle auto si trasformerà in una Zona a Traffico Limitato, oasi di libertà e giustizia, attrattore del bello e del vivere bene e quindi anche di ricchezze.


Io ho davanti a me un sogno, che i nostri figli vivranno un giorno in una Città nella quale non saranno riconosciuti per il modello della propria auto, ma per quello delle proprie scarpe e della propria bicicletta. Ho davanti a me un sogno, oggi!


Io ho davanti a me un sogno, che un giorno un percorso pedonale protetto dal Ponticello per la Calata entrerà dalla Porta a Mare nella Piazza della Città murata e per via Garibaldi e per Salita Napoleone arriverà alla VIlla dei Mulini e che sarà percorso da una folla di Ferrajesi e foresti.


Ogni luogo della Città Medicea sarà esaltato, i percorsi pedonali saranno finalmente liberi da ostacoli e la gloria di Cosimo II Fondatore si mostrerà, e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale nasce questo sogno.


Con questa fede saremo in grado di creare tre ZTL: bassa, centrale e alta, una dentro l’altra ciascuna con accesso limitato ai rispettivi portatori d’interesse.
Nella ZTL bassa una corsia protetta e separata percorrerà la Calata a senso unico per entrare in piazza Cavour dal Fornice di destra, percorrerà la piazza in un corridoio protetto per arrivare direttamente in via Guerrazzi e uscire da via Senno.
Nella ZTL centrale, passato l’arco del Mercato Vecchio e il Duomo, un corridoio protetto in piazza della Repubblica porterà in via Roma, via Elbano Gasperi, via Camerini, via Bisdomini, via Gori per poi uscire in via Guerrazzi.
Nella ZTL alta da via Madama Letizia (ex Ferrandini) si arriverà ai Mulini e al Teatro, e percorrendo via del Carmine si uscirà poi dal Tunnel sopra via Guerrazzi..
Con questa fede saremo in grado avviare servizi per ricevere la spesa a domicilio, per accompagnare le persone con piccoli veicoli elettrici ai parcheggi fuoriporta che saranno integrati da nuovi parcheggi multipiano.


Con questa fede saremo in grado di costruire una nuova coesione sociale basata sulla condivisione delle bellezze architettoniche della Città Medicea e sulla migliore qualità della vita su cui basare una nuova economia.


Risuoni quindi la libertà di camminare fino alle poderose Fortezze del Falcone e della Stella.
Risuoni la libertà di camminare e di sedersi sulle libere panchine di Piazza della Repubblica all’ombra dei suoi nuovi giardinetti.
Risuoni la libertà dai dolci pendii di via dell’Amore.
Risuoni la libertà di camminare nella Calata splendente nel sole o nella luna.


Ma non soltanto.
Risuoni la libertà di camminare liberi da ostacoli sui marciapiedi di via Carducci e via Manganaro
Risuoni la libertà di pedalare protetti da San Giovanni, Carpani, Sghinghetta, Consumella, ….. , fino alla Porta della Città.


Da ogni pendice Ferrajesi, Elbani e forestieri canteranno con le parole del vecchio spiritual: "Liberi finalmente, liberi finalmente” …. di camminare e pedalare.


Poi mi sono svegliato e ho trascritto il sogno nella mappa navigabile seguente che evidenzia su livelli separati:
- Percorso pedonale protetto dal Ponticello ai Mulini che occupa parte della corsia interna della Calata, e l’area pedonale centrale che comprende metà piazza Cavour, metà di piazza della Repubblica e via dell’Amore;

- Percorso ciclabile nella corsia interna della Calata;

- Percorsi veicolare nelle tre ZTL per ottimizzare la lunghezza del percorso con tre circuiti con senso unico e verso antiorario che comprende anche corridoi protetti sulla corsia esterna della Calata, su Piazza Cavour e su Piazza della Repubblica;

- Segnaletica stradale necessaria

- Punti di interesse: museo, teatro, chiesa, ….


SI PUO’ FARE !!!
https://www.youtube.com/watch?v=rdkecMOT1ko
E SUBITO.


Paolo Gasparri


P.S. Chiedo scusa a Martin Luther King Jr. se ho indegnamente parafrasato li suo discorso «I have a dream» («Io ho un sogno») tenuto il 28 agosto 1963 davanti al Lincoln Memorial di Washington al termine di una marcia di protesta per i diritti civili nota come la marcia su Washington per il lavoro e la libertà in cui esprimeva la speranza che un giorno la popolazione di colore avrebbe goduto degli stessi diritti dei bianchi. Ringrazio anche Gene Wilder per il suo sostegno inconsapevole all’iniziativa, estratto dal film Frankenstin Junior.